Cos'è la Terapia Antiaggregante?
Testo elaborato dalla Dottoressa Margherita Pizzolato – Cardiologa* (11/2006)
Perché i medici , dopo un problema di
cuore, consigliano al paziente di assumere aspirina o ticlopidina o
clopidogrel?
Fondamentale e doveroso è informare il
paziente sui motivi per cui gli viene consigliato di assumere questi
farmaci che sono importanti in cardiologia perché inibiscono l’attività
di corpuscoli, a forma di disco , chiamati
piastrine,
liberamente circolanti nel sangue e che, se attivi, possono portare
alla formazione di una massa solida, chiamata
trombo, nella
circolazione sanguigna, con effetti particolarmente nocivi soprattutto
quando questo si verifica all’interno delle coronarie.
Questo fenomeno può avvenire in
conseguenza della rottura del cappuccio di una placca aterosclerotica
che può essere definita come una masserella sporgente sulla superficie
interna della parete di un vaso sanguigno costituita da un miscuglio
di grassi, detriti cellulari, collagene ed anche calcio.
La rottura del cappuccio di una placca
può avvenire in modo spontaneo ed improvviso o per traumatismo
meccanico in corso di angioplastica , con o senza stent, e le piastrine
così attivate agiscono portando alla formazione di un trombo, in quel
tratto di vaso, con ostacolo alla circolazione del sangue,
determinando sofferenza del muscolo cardiaco con angina pectoris o,
nella peggiore delle ipotesi, infarto del miocardio, a seconda della
severità dell’ostruzione.
Si capisce così quanto sia importante
inibire l’attività delle piastrine per prevenire e ridurre il rischio
di formazione di trombi.
L’aspirina, la ticlopidina
e il clopidogrel agiscono in tal senso e sono per questo
denominati farmaci antiaggreganti piastrinici.
L’aspirina ha una grande importanza
nella storia della Medicina per molte patologie e ha un ruolo
fondamentale nel trattamento dell’infarto miocardico non solo in fase
acuta, ma anche a lungo termine, perchè è in grado di ridurre, in modo
significativo, l’incidenza di ictus e di morte cardiovascolare in
pazienti già interessati da malattie cardiovascolari.
Attualmente la terapia antiaggregante
piastrinica trova larghissimo impiego nella cardiologia interventistica
, branca della cardiologia che, senza intervento chirurgico, può
trattare alcuni tipi di ostruzioni delle arterie coronariche con
angioplastica semplice o con stent metallici o con stent medicati.
Cosa sono l’angioplastica e gli stent?
Il paziente con una malattia di cuore
può essere sottoposto allo studio della circolazione coronarica con il
cateterismo cardiaco, secondo una tecnica introdotta nel 1953 dal
dr. Seldinger e successivamente perfezionata, eseguito inserendo,
tramite puntura di una arteria che nella maggior parte dei casi è
l’arteria femorale alla piega dell’inguine, ma può essere anche la
radiale di un braccio, un catetere che viene spinto fino alle coronarie
e che permette di iniettarvi un liquido opaco ai raggi x, detto mezzo
di contrasto, che mescolandosi al sangue rende visibili le coronarie
come se fossero i rami di un albero e di valutarne la conformazione e
gli eventuali difetti di circolazione al loro interno.
Se i difetti di circolazione, determinati
dalla presenza di placche aterosclerotiche, sono correggibili senza
dover ricorrere all’intervento cardiochirurgico di by-pass
aortocoronarico si procede all’esecuzione di una angioplastica.
La tecnica di angioplastica, eseguita
per la prima volta nel 1977 in Svizzera, consiste nell’uso, in corso di
cateterismo cardiaco, di un catetere con palloncino rigido, in PVC o
derivati del nylon, di diametro predeterminato, che gonfiato ad uno
specifico valore di pressione sviluppa una compressione e quindi la
frattura della placca per ottenere un ampliamento dello spazio a
disposizione della libera circolazione del sangue.
La tecnica di angioplastica semplice può
non essere sufficiente e richiedere il posizionamento di una protesi
metallica biocompatibile denominata stent che viene posizionata,
con l’ausilio del palloncino, nella coronaria a livello del
restringimento determinato dalla placca.
Le complicazioni possibili dopo
angioplastica semplice o con stent sono la restenosi, determinata da un
processo di “guarigione” sfavorevole della coronaria trattata, e la
trombosi.
La più temibile è la trombosi potendo
portare, una volta formatasi, alla necessità di by-pass
aorto-coronarico urgente, nel 60-70% dei casi ad infarto del miocardio
e nel 20-25% dei casi anche a morte del paziente.
Nemmeno l’avvento degli stent medicati,
nei quali sul supporto metallico è presente un farmaco a lento rilascio
che ha lo scopo di influire su una “guarigione favorevole” della
coronaria trattata, ha azzerato questo rischio, pertanto è
indispensabile e sempre più diffuso, come dimostrato da numerosi studi,
l’impiego di una doppia terapia antiaggregante piastrinica dopo
angioplastica coronarica, per un periodo di tempo più o meno lungo a
seconda della tecnica usata.
L’associazione convenzionalmente
adoperata è costituita da aspirina e ticlopidina o aspirina e
clopidoprel.
Sinteticamente, dopo angioplastica
coronarica semplice e nel caso di stent non medicati, numerosi studi
hanno dimostrato l’efficacia dell’associazione di due farmaci
antipiastrinici per un mese, mentre nel caso di stent medicati, per un
periodo variabile, da caso a caso, compreso tra sei e dodici mesi
Dopo tale periodo, in ogni caso, si
continua a tempo indefinito con un farmaco antiaggregante piastrinico
che può essere l’aspirina oppure la ticlopidina.
Quali consigli per un Paziente che deve
sottoporsi a trattamento antiaggregante?
1. Seguire le indicazioni terapeutiche dello specialista cardiologo
specificate sulla lettera di dimissione dopo infarto del miocardio,
angioplastica coronarica semplice, con stent metallico o con stent
medicato
2. Non interrompere, senza parere medico, l’assunzione dei farmaci
perché la sospensione precoce della doppia antiaggregazione piastrinica
espone al rischio di trombosi e alle sue severe conseguenze elencate
sopra.
3. Migliorare il proprio stile di vita (cosa molto più “scomoda”
del ricordarsi di assumere la terapia farmacologica) avendo cura e
tenacia di seguire una corretta alimentazione, porre attenzione al
proprio peso corporeo, non usare tabacco, effettuare una regolare
attività motoria, sono i cardini di una buona prevenzione sia primaria
che secondaria, dei problemi di cuore.
* U.O. complessa di Cardiologia dell’Ospedale di San Donà di Piave.