Cos’è lo Stress?
Testo elaborato dalla dott.ssa Vanessa Cavasin – Psicologa (11/2006)
Il termine stress è da molti anni
parte integrante sia della letteratura scientifica sia del linguaggio
quotidiano. E’ un fenomeno complesso, condiviso ed inevitabile, non
sempre però con valenza negativa. Generalmente si tende a farlo
coincidere con un senso di malessere, tensione, preoccupazione, ansia ma
è, in realtà, un meccanismo utile per l’adattamento di ciascun
individuo.
In altri termini, tutte le volte in cui si
affronta una situazione nuova, si ha una reazione di stress. Più
correttamente la persona è in una condizione di distress quando
valuta un evento della sua vita come negativo o pericoloso per il
suo equilibrio psicofisico; nel caso opposto, in cui l’interpretazione
operata è di tipo positivo, si trova in una condizione di definita
come eustress.
Distress ed eustress sono
perciò due diversi modi di sperimentare lo estesso fenomeno: il distress
rappresenta, però, quello che ha attirato di più l’attenzione e che
meglio corrisponde al più generico termine di stress.
Numerose ricerche hanno evidenziato come lo
stress coinvolga tutti i sistemi di risposta del corpo umano:
fisiologico, cognitivo-verbale, meta-verbale e comportamentale-motorio.
Le reazioni fisiologiche riguardano
tutti quei cambiamenti che avvengono nell’organismo in seguito
all’attivazione del sistema nervoso simpatico e del sistema endocrino
come, ad esempio, l’aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, la
scarsa salivazione, i dolori allo stomaco, vertigini, formicolii ecc..
Le risposte cognitivo-verbali
includono, invece, i disturbi nelle abilità di pensiero e nelle risposte
emotive ai fattori stressanti. Tipiche manifestazioni ne sono le
sensazioni di ansia, di rabbia e depressione ma anche i sentimenti di
apatia, la mancanza di controllo, la poca fiducia in se stessi, i sensi
di colpa, la perdita delle abilità a risolvere i problemi e le
difficoltà di concentrazione. Sono inoltre indicatori di reazione allo
stress anche alcuni segnali meta-verbali come, ad esempio, la
postura e la mimica facciale. Infine lo stress incide sul
comportamento principalmente con l’aumento dell’irritabilità e delle
abitudini disfunzionali (uso di farmaci, alcool, abuso di cibo, ecc.),
nonché spingendo l’individuo verso l’adozione di risposte di fuga/evitamento.
Molto interessante è anche il filone di
ricerca che affronta il tema dello stress mettendo in evidenza come esso
sia un fenomeno soggetto a varie influenze di tipo culturale,
professionale, di razza, di sesso, di religione.
Una forma particolare di stress, specifica
dell’ambiente lavorativo e tipica delle professioni di aiuto, è quella che prende il nome di
burnout, caratterizzata, secondo il modello di Maslach (1976) da
esaurimento emotivo, depersonalizzazione e scarsa realizzazione
professionale.
Nel DSM IV, possiamo inoltre trovare
descritto e classificato lo stress in varie forme come:
Disturbo dell’Adattamento,
Disturbo Post-traumatico da
Stress,
Disturbo Acuto da Stress,
Fattori Psicologici Che
Influenzano una Condizione Medica
Le prime tre forme di disturbo richiedono
la presenza di un fattore psico-sociale stressante. Il Disturbo
Post-traumatico da Stress ed il Disturbo Acuto da Stress sono
caratterizzati dalla presenza di un fattore stressante estremo e da una
specifica costellazione di sintomi. Al contrario, il Disturbo
dell’Adattamento, può essere innescato da un fattore stressante di
qualsiasi gravità e può comprendere un’ampia gamma di possibili sintomi.
Nella classificazione relativa ai
Fattori Psicologici che Influenzano una Condizione Medica, i sintomi
psicologici e comportamentali complicano una condizione medica generale
ed il suo trattamento.
Nel Disturbo dell’Adattamento, la
relazione è opposta, e cioè, i sintomi psicologici si sviluppano in
risposta allo stress di essere affetti, o di aver ricevuto la diagnosi,
di una condizione medica generale.
Un’analisi più approfondita mette in
evidenza, quindi, come lo stress sia un fenomeno complesso, capace di
indicare condizioni eterogenee. Per questo motivo, esistono vari filoni
di ricerca, che nel corso degli anni e seguendo prospettive
teorico-metodologiche differenti, hanno contribuito alla sua analisi e
descrizione.
Lo stress è stato studiato inizialmente in
ambito psicofisiologico; dopo i primi studi di Cannon, negli anni ’20,
spetta soprattutto a Selye (1949) il merito di averne sviluppato le
ricerche, descrivendolo come una Sindrome Generale di Adattamento
(General Adaptation Syndrome) dell’organismo di fronte a pressioni o
sfide dell’ambiente.
Contemporaneamente, una parte consistente
della ricerca si è orientata verso l’individuazione degli stimoli che
generalmente sono causa di stress (stressor). Tale tipo di lavoro
ha messo in luce come non solo gli eventi traumatici di grosso impatto
(inondazioni, terremoti, guerre, incidenti aerei, stupri, torture ecc.),
ma anche i principali avvenimenti della vita, le difficoltà e le
seccature quotidiane (matrimonio, divorzio, promozione sul lavoro,
licenziamento, decessi di familiari, nascita di figli, il traffico, le
code, ecc.) sono in grado di provocare stress.
Gli studi di Holmes e Rahe (1967), ad
esempio, pur essendo soggetti a numerose critiche, hanno raggruppato in
una scala gerarchica i vari tipi di cambiamenti della vita umana
sperimentati come stressanti.
Gli effetti dell’esposizione agli eventi
stressanti, non sono però eguali per tutti gli individui; un fattore in
grado di incidere notevolmente sul modo di affrontarli è dato dal tipo
di personalità. Partendo dagli studi di Seligman (1975) sull’Impotenza
Appresa (helpness), diversi ricercatori hanno segnalato, ad esempio,
come la percezione di non avere nessun controllo o potere sugli avvenimenti della
propria vita, locus of control di tipo esterno, sia indice di una
maggiore vulnerabilità allo stress, associata ad una maggiore
propensione a porre in atto strategie passive o rinunciatarie. Oltre
alla percezione di controllo, anche l’impegno e la sfida, tratti di
personalità indicati da Kobasa (1979) con il termine hardiness,
permettono di affrontare più facilmente lo stress.
Non va trascurata, inoltre, la letteratura
sviluppatasi attorno ai concetti di personalità di Tipo A e
Tipo B, identificati da Friedman (1974), che individuerebbero nel
primo caso, un soggetto ambizioso, dalla vita frenetica, aggressivo,
ostile, competitivo, che sarebbe più predisposto a sviluppare malattie
legate allo stress e, nello specifico, di tipo cardiaco.
Non vanno nemmeno trascurati quegli studi
che dimostrano come il sostegno sociale sia un importante fattore
di riduzione degli effetti dello stress. Tanto maggiori soni i contatti
ed i legami sociali, tanto minore risulta la probabilità di sviluppare
disturbi fisici e psicologici, indipendentemente dal fatto che si stia o
no provando stress.
Con il crescente sviluppo delle discipline
cognitive, l’attenzione si è spostata verso l’analisi delle variabili
intervenienti tra stimoli e risposta. Secondo il modello di Lazarus e
Folkman (1984), un evento è stressante, se è potenzialmente dannoso per
l’individuo e se l’individuo percepisce le sue risorse come
insufficienti a prevenire il verificarsi di conseguenze sfavorevoli. In
altri termini, l’entità dello stress, provato in una determinata
situazione, non dipende solo dalle richieste poste dalla situazione o
dalle risorse delle quali la persona dispone, ma anche dalla relazione
tra le richieste e le risorse così come vengono valutate
dall’individuo.
Secondo Lazarus, la persona in una
situazione di stress può mettere in atto due particolari forme di
valutazione (appraisal): la valutazione primaria, che riguarda
l’ambiente ed il giudizio da parte dell’individuo sul reale o potenziale
contenuto di pericolo o minaccia per il proprio equilibrio psicofisico,
e la valutazione secondaria in cui la persona valuta, se possiede o meno
le abilità e le risorse per fronteggiare il pericolo (coping skill).
E’ attraverso questi processi di valutazione, che avvengono
automaticamente, che si viene a determinare il tipo di risposta
individuale allo stress.
Questa breve panoramica sull’evoluzione del
concetto di stress, vorrebbe chiarire la complessità di un meccanismo
tanto spesso demonizzato ma, quando ben gestito, di grande utilità per
superare ed adeguarsi ai continui cambiamenti della società moderna.
Per gestire lo stress sono state proposte
varie metodiche di intervento, tra le più utilizzate e diffuse vi sono
le tecniche di rilassamento, generalmente associate a brevi interventi
di psicoterapia.
In particolare, ricordiamo il
rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, il trainig
autogeno di Schultz ed il biofeedback.