Cos’è lo Scompenso Cardiaco?
Testo elaborato da Gianfranco Sinagra e Marco Merlo – Cardiologi* (12/2006)
Il cuore è un muscolo,
che funziona come una pompa in grado di far circolare il sangue in tutto
il corpo tramite le arterie e le vene. Può essere diviso in due parti:
quella destra, che, dopo aver ricevuto il sangue dai vari distretti
corporei, lo pompa nei polmoni, dove riceve ossigeno, e quella sinistra
che lo distribuisce ai vari organi, agli arti ed al cervello. Lo
scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore non è più in grado
di pompare il sangue in maniera adeguata alle richieste dell’organismo.
Ciò non significa che esso si sia fermato ma piuttosto che non si
riempie più bene o che non ha più la forza per svuotarsi adeguatamente
ed immettere sangue sufficiente in tutto il corpo. Una minore quantità
di sangue circolante comporta una minore disponibilità di ossigeno per i
vari organi.
Questa malattia
rappresenta la tappa finale comune a molte malattie anche molto
differenti tra loro dal punto di vista della causa e della
manifestazione clinica. Le più comuni sono:
l’aterosclerosi coronarica, che restringe e riduce
il flusso nelle coronarie, le arterie che nutrono il cuore. Molti
pazienti con scompenso cardiaco hanno avuto, nella loro vita, un infarto
miocardico.
Secondo la Società
Europea di Cardiologia i valori della pressione arteriosa sono così
classificati:
l’aterosclerosi coronarica, che restringe e riduce
il flusso nelle coronarie, le arterie che nutrono il cuore. Molti
pazienti con scompenso cardiaco hanno avuto, nella loro vita, un infarto
miocardico.
le cardiomiopatie, cioè malattie primitive del
muscolo cardiaco, caratterizzate in alcuni casi da una esagerata
dilatazione (cardiomiopatia dilatativa), in altri da una eccessivo
ingrossamento (cardiomiopatia ipertrofica) del cuore; spesso rimangono
senza una causa nota.
le malattie valvolari, in cui una o più valvole
cardiache (prevalentemente quelle della parte sinistra, vale a dire la
mitrale o l’aorta) cambiano la loro forma restringendosi o perdendo la
capacità di chiudersi in maniera ottimale.
l’ipertensione arteriosa, che può causare dapprima
ispessimento delle pareti (ipertrofia) e successivamente sfiancamento
(dilatazione) del cuore.
Altre condizioni possono
interessare secondariamente il cuore e predisporre allo sviluppo dello
scompenso, in particolare il diabete e l’insufficienza renale,
ma anche l’abuso continuativo di alcool, le malattie cardiache
congenite, le infezioni del cuore, le aritmie e l’uso
di farmaci assunti soprattutto per malattie neoplastiche (radioterapia
e chemioterapia).
Si è dimostrato che
alcune cardiomiopatie hanno un’origine genetica; è pertanto necessario
informare il proprio medico dell’eventuale esistenza di questo disturbo
tra i propri parenti. Nel caso in cui, tramite test specifici, la causa
genetica venga confermata è necessario estendere i controlli
cardiologici anche ai propri parenti più stretti in modo da permettere
una eventuale diagnosi precoce.
Come si manifesta lo scompenso?
In questa condizione
patologica, gli organi, ricevendo meno sangue non sono in grado di
svolgere efficientemente la loro funzione. Questo spiega perché possono
comparire sintomi non solo cardiaci ma anche disturbi che originano da
altri distretti dell’organismo. Lo scompenso cardiaco è una malattia
“cronica”: in pratica esso è progressivo nel tempo e, spesso, non può
essere guarito del tutto. E’ caratterizzato da un andamento “ondulante”
con fasi di stabilità alternate a fasi di crisi che talvolta richiedono
il ricovero ospedaliero.
I sintomi con cui più
frequentemente lo scompenso cardiaco si manifesta, e che vanno pertanto
riferiti al proprio medico sono:
Dispnea (affanno o mancanza di respiro): può
comparire dopo sforzi intensi o anche minimi (lavarsi, camminare,…). In
alcuni casi può manifestarsi anche a riposo o dopo essersi sdraiati.
Talvolta può insorgere in forma grave ed improvvisa durante la notte
costringendo a dormire con più cuscini o, addirittura in posizione
semiseduta o seduta. E’importante che il paziente sappia identificare il
livello di sforzo in cui la dispnea compare, in modo da poterlo
comunicare al proprio medico.
Affaticamento, stanchezza: che può essere
presente, in alcuni casi, anche a riposo, o dopo minimi sforzi.
Capogiri: soprattutto quando non è associato a
brusco cambio di posizione, condizione in cui spesso è normale.
Nicturia: è la necessità di urinare più volte
nell’arco della notte, solitamente più frequentemente che durante il
giorno.
Edemi (gonfiore): compaiono soprattutto ai piedi ed
alle caviglie, ma possono estendersi anche alle gambe ed all’addome,
causando un improvviso ed eccessivo aumento di peso. Essi sono causati
dalla ritenzione idrica che è tipica di questa malattia. L’aumento di
2-3 kg in pochi (1-3) giorni deve far preoccupare ed avvisare il medico.
Tosse: bisogna fare attenzione soprattutto alla
nuova comparsa di tosse in posizione sdraiata.
Palpitazioni.
Perdita dell’appetito.
La corretta descrizione
dei sintomi è importante perché pone il medico nella condizione di
classificare la gravità dello scompenso in cui il paziente si trova in
quel momento:
Classe 1: nessuna limitazione; la normale attività
quotidiana non causa sintomi.
Classe 2: lieve o moderata dilatazione; le normali
attività quotidiane causano sintomi.
Classe 3: marcata limitazione; comparsa di sintomi
per un livello di attività inferiore alle normali attività quotidiane.
Classe 4: severa limitazione; incapacità a svolgere
qualsiasi attività senza disturbi, con sintomi anche a riposo.
Come si effettua la diagnosi e come si
controlla nel tempo?
Una volta fatta la
diagnosi è fondamentale che venga stabilito un programma di controlli
clinici e strumentali periodici a cui il paziente dovrà sottoporsi; essi
dovranno avere una cadenza che sarà stabilita di volta in volta a
seconda delle condizioni cliniche del paziente, dei cambiamenti
terapeutici, della eventuale necessità di ospedalizzazioni. Questi
controlli periodici saranno caratterizzati dalla visita medica e
dall’esecuzione di alcuni esami strumentali.
Anamnesi: è molto importante un’accurata
descrizione dei sintomi, spesso guidata dal medico; oltre a quelli
citati sopra va riferita l’eventuale assunzione di farmaci per altre
malattie.
Esame obiettivo: lo scompenso cardiaco è una
malattia che coinvolge tutto l’organismo per cui la visita, sia
iniziale, sia durante i controlli periodici, sarà completa e non
limitata al cuore.
In questo esame il medico valuta:
le condizioni generali del paziente, l’orientamento nel
tempo e nello spazio ed il peso corporeo.
la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca.
i polsi negli specifici punti di repere e l’eventuale
presenza di soffi vascolari.
la presenza di edemi (soprattutto agli arti inferiori) ed
eventualmente a livello addominale.
viene solitamente eseguito un esame del torace completo
volto a cogliere la presenza di rumori da stasi polmonare (dovuti
all’accumulo di liquidi a livello dei polmoni) o di versamento pleurico.
fondamentale è la valutazione del turgore delle vene
giugulari, che si fa con il paziente inclinato a 45°. L’aumento della
colonna di sangue nella giugulare, che la rende turgida, è un segno
inequivocabile di come il cuore faccia fatica a smaltire il sangue che
gli arriva dai vari distretti dell’organismo.
L’esame obiettivo del cuore deve essere completo e
attento; la parte fondamentale è quella dell’ascoltazione, in cui con il
fonendoscopio il medico valuta l’eventuale presenza di soffi valvolari e
di toni cardiaci che compaiono solo in condizioni patologiche.
Radiografia del torace: per confermare la presenza
di liquidi nei polmoni e valutare le dimensioni del cuore.
Elettrocardiogramma: per controllare la regolarità
del battito e per mettere in evidenza alcune condizioni patologiche che
possono affliggere il cuore e causarne lo sfiancamento come l’ischemia e
l’ipertrofia.
Analisi del sangue: oltre a mettere in evidenza
condizioni che possono essere alla base dello scompenso come alterati
livelli di colesterolo, anemia, diabete o insufficienza renale, c’è la
possibilità di dosare alcuni peptici natriuretici (BNP o NT-proBNP) che
vengono liberati dal cuore in maniera abnorme quando questo è sottoposto
ad uno stress funzionale, essi sono quindi utili nel momento della
diagnosi e per seguire nel tempo l’evoluzione della malattia.
Ecocardiogramma: è un esame che, grazie all’uso di
ultrasuoni, mette in evidenza, su un monitor, la struttura ed il
movimento del muscolo cardiaco e delle valvole. Si valutano
essenzialmente le dimensioni delle camere cardiache, gli spessori
parietali, la cinetica dei ventricoli e la funzione delle valvole nonché
della pompa cardiaca sia come capacità di espellere il sangue (valutata
principalmente con la frazione d’eiezione del ventricolo sinistro) sia
come efficienza di riempimento ventricolare (valutata fondamentalmente
con il pattern di riempimento diastolico utilizzando il doppler a
livello mitralico).
Ci sono poi altri esami
che possono essere eseguiti per caratterizzare meglio il paziente dal
punto di vista diagnostico e prognostico, come la prova da sforzo
che può mettere in evidenza l’esistenza di ostruzioni coronariche o che
valuta la tolleranza allo sforzo raggiunta con la terapia, l’Holter
(ECG per 24 ore) che valuta il quadro aritmico, la scintigrafia
cardiaca o l’ecocardiogramma da sforzo che valutano il
funzionamento del cuore e possono evidenziare aree del cuore indebolite
perché, ad esempio, ischemiche. Ci sono poi esami invasivi che vengono
fatti prevalentemente al momento della diagnosi (e difficilmente
ripetuti nei controlli periodici, a meno di necessità specifiche) come
la coronarografia che mette in luce eventuali stenosi delle
coronarie ed il cateterismo cardiaco in cui si valutano le
pressioni all’interno delle camere cardiache. In entrambi i casi ci si
avvale di particolari cateteri che vengono portati al cuore dopo essere
stati introdotti in arterie o vene periferiche (femorali o radiali
principalmente)
Come si cura lo scompenso?
Lo scompenso cardiaco è
una malattia cronica, ad oggi, non è del tutto curabile. E’ però
possibile stabilizzarlo in modo da evitare le riacutizzazioni che
possono essere causate anche da eventi non strettamente cardiaci
(febbre, alterazioni della funzione tiroidea, anemia, abuso alcolico,
uso di cocaina, radio- o chemioterapia).
La terapia è stata, negli
ultimi anni, molto studiata ed è stato appurato che permette la
riduzione dei sintomi, il miglioramento della qualità della vita, la
riduzione della progressione della malattia e spesso rende possibile il
ritorno allo svolgimento delle attività quotidiane.
I medici hanno a
disposizione vari farmaci per curare lo scompenso cardiaco:
Farmaci:
Diuretici: aumentano la diuresi e diminuiscono i
liquidi in eccesso, alleviando i sintomi e riducendo gli edemi. Il
dosaggio è variabile a seconda del peso corporeo ed il paziente dovrebbe
essere istruito ad autoregolare il dosaggio di questi farmaci. E’
importante controllare la funzionalità renale (creatinina) e gli
elettroliti sierici (sodio e potassio) che possono essere molto
influenzati dai diuretici.
ACE-Inibitori e Sartani: dilatano le arterie
e contrastano i meccanismi neuro-ormonali che peggiorano
progressivamente lo scompenso cardiaco. Migliorano i sintomi e la
sopravvivenza e riducono le ospedalizzazioni. Vanno iniziati a basse
dosi e gradualmente incrementati controllando la funzionalità renale,
gli elettroliti sierici e che la pressione arteriosa non scenda troppo
(è importante all’inizio assumerli lontano dai diuretici). La comparsa
di tosse secca e stizzosa è un fastidioso effetto collaterale del
farmaco; è sempre al medico che spetta la valutazione sull’eventuale
sospensione del farmaco.
Beta-bloccanti: contrastano l’iperattività del
sistema nervoso simpatico che caratterizza la progressione dello
scompenso. Riducono il lavoro del cuore, diminuendo il suo fabbisogno di
ossigeno, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Essi devono
essere somministrati in una fase di relativa stabilità dello ed, anche
in questo caso, il dosaggio va aumentato gradualmente. Il loro effetto
si evidenzierà solo dopo alcuni mesi di somministrazione. Se ben
tollerati rappresentano una delle armi più importanti a disposizione
riducendo il numero delle ospedalizzazioni ed aumentando la
sopravvivenza. E’ fondamentale da parte del paziente avvisare il medico
se, nella fase di aumento del dosaggio, c’è un peggioramento dei sintomi
dello scompenso, un eccessivo abbassamento della frequenza cardiaca (<50
bpm) o della pressione arteriosa (<90 mmHg).
Antialdosteronici: si usano nella fase avanzata
della malattia, aggiungendoli ai farmaci sopraccitati. In tal modo si è
visto che migliorano la sopravvivenza e riducono il numero di
ospedalizzazioni.
Digitale: aiuta il cuore a pompare di più ma
soprattutto regola la frequenza cardiaca. E’ fondamentale nei pazienti
anziani con scompenso associato ad aritmie come la fibrillazione atriale
o in casi di estremo deterioramento della pompa cardiaca in cui gli
altri farmaci menzionati non siano sufficienti.
Procedure invasive:
Angioplastica: è una procedura che segue la
coronarografia. Una volta individuati i restringimenti coronarici,
questi vengono dilatati gonfiando un palloncino all’estremità del
catetere; a questo punto si impedisce il formarsi di un nuovo
restringimento con l’impianto, dove c’era la placca, di una retina
metallica chiamata stent.
Dispositivi impiantabili:
Resincronizzazione cardiaca: tramite l’impianto di
un pace-maker che stimola entrambi i ventricoli (pace-maker
biventricolare) è possibile reinstaurare una contrazione sincrona e
quasi fisiologica del ventricolo destro e sinistro, cosa che spesso
viene persa nelle fasi di peggioramento dello scompenso cardiaco. Questa
terapia migliora l’efficienza contrattile del cuore e la sopravvivenza
dei pazienti.
Defibrillatore impiantabile: riconosce e interrompe
aritmie pericolose per la vita che possono essere anche fatali, e che
insorgono più facilmente in un cuore dalla struttura alterata con una
funzione severamente depressa.
Interventi chirurgici
In casi particolari possono essere necessari interventi
chirurgici di rivascolarizzazione coronaria (by-pass aorto-coronarico)
o sulle valvole cardiache. In casi rari e molto selezionati,
quando la risposta a tutte le altre terapie mediche e interventistiche
non siano sufficienti e si assista ad una progressione non altrimenti
arrestabile della malattia, si ricorre al trapianto cardiaco.
Come vivere con lo scompenso cardiaco?
Conoscere le
manifestazioni cliniche dello scompenso cardiaco da parte del paziente
aiuta a riconoscere e a trattare in tempo le complicazioni di questa
patologia.
A questo proposito una
serie di semplici regole e modalità di comportamento può aiutare il
paziente a stabilizzare la malattia e a migliorare la qualità della sua
vita.
E’ imporatante
modificare in maniera radicale lo stile di vita cercando di
correggere, quando si può, i fattori di rischio cardiovascolare:
Smettere in maniera assoluta di fumare.
Tenere sotto controllo la pressione arteriosa (<140/80 o 130/80 mmHg se
il paziente è diabetico), il colesterolo e la glicemia.
Limitare al massimo l’assunzione di bevande alcoliche rimanendo comunque
al di sotto di 500 ml/die di vino
E’
importante iniziare un programma di esercizio fisico di tipo aerobico,
dapprima secondo un programma riabilitativo (cioè sotto controllo
medico) e poi autogestito. L’attività fisica deve essere moderata e va
iniziata una volta superata la fase acuta.
Al contrario di quanto si
credeva qualche anno fa, è stato dimostrato che un’attività motoria
costante mantiene efficienti i muscoli senza affaticare ulteriormente il
cuore.
Controllare il peso corporeo
Va fatto ogni giorno,
sempre nelle stesse condizioni, e con la stessa bilancia. Vanno evitati
sbalzi eccessivi; bisogna preoccuparsi ed aumentare, sempre previo
accordo con il proprio medico, il dosaggio del diuretico se c’è un
aumento di 2 kg in 1-3 giorni; se l’aumento di peso supera i 2 kg in 1-3
giorni allora è opportuno rivolgersi allo specialista cardiologo o
comunque al medico di fiducia. Va evitata l’eccessiva assunzione di
liquidi, intendendo per liquidi non solo l’acqua ma anche minestre,
zuppe e la frutta. Nello scompenso cardiaco il detto “bevi molto per
urinare molto” non vale assolutamente.
La dieta
E’ importante seguire un
regime dietetico controllato; è consigliata una dieta a basso contenuto
di colesterolo e di zuccheri, evitando la frittura e preferendo la
bollitura e la cottura a vapore. E’ molto importante cercare di ridurre
l’apporto di sale con la dieta. Il sale infatti trattiene liquidi e
peggiora i sintomi. Può essere d’aiuto sostituire il sale con spezie ed
aromi e togliere la saliera dalla tavola per evitare di aggiungere sale
ai cibi già cucinati.
Aderenza alla terapia
Dopo un ricovero
ospedaliero il trattamento farmacologico riduce il rischio di
ospedalizzazioni successive. Per tale ragione è fondamentale che il
paziente rispetti in maniera ligia il proprio piano personalizzato di
terapia e che sia responsabilizzato nella gestione della malattia.
Vanno sempre assunte
tutte le medicine esattamente come sono state prescritte (va posta
particolare attenzione all’ora ed al dosaggio di assunzione). Non vanno
mai sospese in maniera autonoma senza il consulto del medico.
Inoltre vanno rispettati
gli appuntamenti per le visite e gli esami strumentali prescritti. E’
cioè importante non dimenticarsi mai di avere la malattia, anche nelle
fasi in cui si sta bene, cercando di non “abbassare mai la guardia”.
Viaggi
Si può viaggiare con
ogni mezzo evitando però di stare seduti per troppo tempo o di andare in
vacanza in luoghi troppo caldi e umidi; vanno anche evitati i lunghi
soggiorni ad alte quote. Quando si viaggia è bene portare con sé, oltre
alle medicine, anche un documento in cui sia scritta la condizione
patologica da cui si è affetti e l’elenco dei farmaci assunti
abitualmente con dosaggi e orari di assunzione.
Vaccinazioni
E’ opportuno eseguire
ogni anno la vaccinazione antinfluenzale e anche quella antipneumococica.
Va però ricordato che queste vaccinazioni vanno eseguite assolutamente
sempre in fase di stabilità clinica.
Attività sessuale
Nelle fasi di stabilità
clinica non è sconsigliata. E’ però da prendere in considerazione anche
l’elevato peso emotivo che essa comporta, oltre a quello fisico. Per
tale motivo i rapporti con partner non abituali sono da considerarsi a
rischio.
Va infine ricordato che
una strategia vincente per combattere lo scompenso cardiaco deriva solo
in parte dall’armamentario farmacologico di cui disponiamo e dalla
preparazione del medico. La componente fondamentale è la collaborazione
tra le varie figure coinvolte nella gestione di questa malattia.
Pertanto è in primis il paziente che, con la aderenza ai consigli ed
alle prescrizione del medico, aiuta se stesso a convivere meglio ed, in
alcuni casi, in maniera serena con questa malattia cardiaca cronica.
Situazioni in cui chiamare il centro di
riferimento:
Aumento del peso corporeo di 2-3 kg o più in pochi giorni.
Comparsa di gonfiore (edemi) alle caviglie, arti inferiori
o a livello dell’addome.
Peggioramento della fatica a respirare ed a svolgere le
attività quotidiane.
Peggioramento dell’affanno (dispnea) notturno o quando ci
si sdraia.
Peggioramento della tosse insistente.
Accusare vertigini e palpitazioni anche da sdraiati o
seduti.
Comparsa di dolore toracico.
Situazioni in cui chiamare il 118
Grave difficoltà di respiro e sensazione di soffocamento.
Dolore toracico oppressivo prolungato.
Svenimento.
Improvviso disturbo della parola o della vista.
Battito cardiaco eccessivamente lento o eccessivamente
rapido, associato a sintomi (dolore toracico, svenimento, sudorazione,
sensazione di soffocamento, vertigini).
Cause di instabilizzazione di uno
scompenso cardiaco
Cause cardiache:
Aritmie: Ipercinetiche sopraventricolari
Ipercinetiche ventricolari
Ipocinetiche
Angina o infarto del miocardio
Cause extracardiache:
Non assunzione dei medicinali prescritti
Recenti variazioni del piano terapeutico del paziente
Abuso di alcool o droghe
Infezioni acute
Embolie (polmonari e sistemiche)
Anemizzazione
Diabete mellito scompensato
Crisi ipertensiva
Disfunzione della tiroide
* Gianfranco Sinagra e Marco Merlo
Struttura Complessa e Cattedra di Cardiologia
Azienda Ospedaliero–Universitaria Ospedali Riuniti Trieste
di Fiume 447; 34100, Trieste
040.399.4477; fax 040.399.4878