Cos’è il Pacemaker?
Testo elaborato dal dott. Gianfilippo Neri - Cardiologo* (02/2007)
La
parola pacemaker viene dall’inglese, significa generatore di
impulsi (pace=impulso, maker=generatore). Infatti il
pacemaker è un piccolo dispositivo elettronico che serve a generare
impulsi elettrici per stimolare il cuore e quindi a farlo “battere” alla
frequenza necessaria a fargli pompare la quantità di sangue richiesta
quando non è in grado di farlo da solo.
A chi viene messo il pacemaker?
In
presenza di una bradiaritmia cioè
quando il cuore batte ad una frequenza troppo bassa)tale da produrre dei disturbi oppure una condizione di rischio
per il paziente, l’impianto di un pacemaker è in grado di
normalizzare il ritmo cardiaco trattando il problema in via risolutiva. Il sistema di stimolazione è composto dall’insieme di generatore di
impulsi e fili elettrici e risulta quindi composto da (figura):
1. uno o più fili (tecnicamente chiamati elettrocateteri
o solamente cateteri)
che vengono introdotti da una vena della
parte alta del torace e fatti arrivar,
sotto la guida dei raggi X, fino all’interno del cuore. Attraverso l’elettrocatetere
il generatore entra in contatto col cuore: trasporta al cuore l’impulso
elettrico artificiale e rileva l’attività spontanea del cuore entrando
in funzione (solamente) quando è necessario.
2. una scatolina delle dimensioni di un piccolo accendino (pacemaker
oppure generatore) che viene collocata nella parte alta del torace, in una
piccola tasca ricavata sotto la pelle. All’interno di questa scatolina
ci sono delle speciali batterie e dei circuiti sofisticati che servono a
stimolare e a monitorizzare tutto quello che succede nel cuore.
I pacemaker sono tutti eguali?
Esistono molti tipi di pacemaker che vengono scelti per singolo
paziente a seconda sia del tipo di bradiaritmia da trattare che delle
caratteristiche del paziente stesso. Il numero ed il tipo di
elettrocateteri da utilizzare dipendono ugualmente da queste condizioni.
La più opportuna modalità di stimolazione del cuore, e di conseguenza il
materiale da impiantare, vengono scelti dal medico prima
dell’intervento; tale scelta ha l’obbiettivo di ripristinare una
condizione del ritmo cardiaco quanto più simile possibile a quella
normale.
Al
giorno d’oggi, inoltre, in casi selezionati il pacemaker può
essere utilizzato per migliorare la forza di contrazione del cuore (stimolazione
biventricolare o terapia di resincronizzazione cardiaca) e
ridurre i sintomi dello Scompenso Cardiaco.
La
procedura chirurgica di posizionamento del pacemaker è detta
impianto di pacemaker.
Dopo
l’impianto, i portatori di pacemaker possono riprendere la loro
attività come prima e anche meglio di prima, se questa attività era
stata limitata o compromessa a causa della malattia elettrica del cuore.
In particolare non vi sono limitazioni al movimento fisico, alle
posizioni del corpo e anche negli sport in genere, fatta eccezione per i
primi giorni. Vivere con un pacemaker non è una menomazione, lo
dimostra l’esperienza di milioni di pazienti in tutto il mondo tra cui
l’ex presidente della Repubblica Ciampi, il papa Benedetto XVI°, il
presidente Silvio Berlusconi e tanti altri.
Come viene fatto l’impianto?
L’impianto del pacemaker è un intervento relativamente semplice e
di breve durata. Si svolge in anestesia locale, in una sala dotata di
apparecchi radiologici e di adeguati sistemi di intervento e di
controllo del cuore. Viene incisa la pelle sotto la clavicola e si fanno
passare dei fili (elettrocateteri) attraverso le vene fino all’interno
del cuore nella regione che interessa controllandolo con i raggi X. Dopo
si fanno una serie di misure elettriche per verificare la corretta
posizione ed il corretto funzionamento degli elettrocateteri. A questo
punto viene collegato il pacemaker ai cateteri e viene alloggiato
in una piccola tasca creata sotto la pelle. La posizione dello
stimolatore è determinata dal Medico in funzione della corporatura e
dello stile di vita del paziente. Dopo l’intervento è opportuno tenere
immobile la spalla dal lato del pacemaker per almeno 24 ore per
permettere agli elettrocateteri di fissarsi bene alla parete interna del
cuore e mantenere nel tempo la stessa posizione che è fondamentale per
il loro corretto funzionamento.
Prima della dimissione dall’Ospedale al paziente verrà consegnata una
Tessera di Portatore di pacemaker in cui sono contenuti i dati
del Medico operatore, il tipo di pacemaker e di cateteri che sono
stati impiantati ed altri dati. La tessera deve essere sempre
portata con sé (il portafogli o il portadocumenti sono il posto ideale)
e va esibita tutte le volte che lo si ritenga opportuno. Questo consente
a qualunque Medico di conoscere il dispositivo impiantato e di poterne
interpretare il funzionamento.
Il
Medico del Centro di Stimolazione dove è stato eseguito l’impianto
stabilirà il calendario e le modalità dei controlli successivi. I
controlli sono eseguiti per verificare il corretto funzionamento del
dispositivo nel tempo ed il consumo progressivo della batteria.
Quanto durano le batterie?
Le
batterie durano di solito dai quattro ai sei anni, talora anche di più.
Quando il livello di carica della batteria raggiungerà un determinato
livello, il Medico stabilirà quando eseguire la sostituzione del
pacemaker con un nuovo dispositivo. Tale intervento è più semplice
dell’impianto in quanto si utilizzano i cateteri precedentemente
impiantati; è pertanto necessario semplicemente aprire la tasca di
alloggiamento del pacemaker, sconnettere il generatore e
sostituirlo con uno nuovo. In alcuni Centri tale intervento viene
eseguito in regime di Day-Hospital, senza che il paziente sia ricoverato
in Ospedale.
E’vero che il pacemacker è utile anche a
chi ha lo scompenso?
E’
un nuovo campo di utilizzazione dei pacemakers. In molti pazienti
la possibilità di stimolare contemporaneamente i due ventricoli, destro
e sinistro, può migliorare la loro capacità di pompare il sangue e
quindi ridurre i sintomi dello scompenso cardiaco. Per ottenere questo
deve essere impiantato un elettrocatetere in più, posizionato in modo da
stimolare il ventricolo sinistro.
ale
nuova terapia, detta Stimolazione biventricolare o terapia di
Resincronizzazione cardiaca, è indicata in pazienti selezionati affetti
da scompenso, indipendentemente dalla presenza di un disturbo del ritmo
che rallenta la frequenza del cuore. Anche se non è ancora stabilito se
questa terapia abbia la capacità di aumentare la sopravvivenza dei
pazienti a lungo termine, i risultati sono incoraggianti perché riduce i
sintomi e permette spesso di eseguire una terapia farmacologica
migliore.
Quali sono i consigli per chi ha un
pacemaker?
Prendere sempre regolarmente tutte le medicine prescritte dal
Medico.
Presentarsi sempre regolarmente agli appuntamenti di controllo del
pacemaker.
Portare sempre con se il cartellino di Portatore del Pacemaker, il
posto ideale è nel portafogli o insieme ai documenti di identità.
Avvertire sempre il Medico se la ferita diventa rossa, calda,
gonfia, dolente o secerne liquido o se si lamentano sintomi quali
febbre, capogiri, dolore al torace o debolezza.
Informare tutti i Medici ed il Dentista che si è portatori di un
pacemaker.
Seguire le indicazioni del Medico relativamente all’attività fisica.
* Direttore dell’Unità compl. di Cardiologia. Montebelluna (TV)