Che cosa è l’endocardite ?
Testo elaborato dal dott. Pietro Biondi – Cardiologo (04/2007)
Che cos’è
l’endocardio?
Per rispondere vediamo brevemente che che
cosa è il cuore e come è costituito. Il cuore è un muscolo, detto
miocardio, delle dimensioni di un pugno, posizionato al centro del
torace, in un’area denominata mediastino; è circondato da un
sacco che si chiama pericardio ed è diviso in una sezione destra
ed una sinistra, separate da un setto. Ognuna delle due parti si
compone di due cavità, una superiore atrio ed una inferiore
ventricolo: l’atrio è in comunicazione con il rispettivo ventricolo
tramite una valvola che consente il flusso del sangue in un’unica
direzione; dal ventricolo il sangue passa alla rispettiva arteria. Una
struttura di tessuto fibroso fornisce un saldo ancoraggio sia alla
muscolatura degli atri e dei ventricoli sia al tessuto delle valvole.
Ogni valvola cardiaca ha un nucleo centrale di collagene che rappresenta
la continuazione del collagene dello scheletro fibroso. Il nucleo
centrale a sua volta, è rivestito da una lamina di tessuto chiamato
endotelio. L’endotelio delle valvole atrioventricolari rappresenta
la continuazione dell’endotelio atriale e ventricolare e quelli delle
valvole semilunari sono la continuazione dell’intima aortica e
polmonare.
L’endotelio, quindi, è una sottile
membrana che circonda le parti interne del miocardio.
Che cosa
è l’endocardite batterica?
L’endocardite infettiva è una malattia causata dall’infezione microbica
del rivestimento endoteliale del cuore. La lesione caratteristica è la
vegetazione, che generalmente si sviluppa su una valvola
cardiaca, ma che talvolta compare su altre parti dell’endocardio.
E’ una
malattia frequente?
L’incidenza (numero di nuovi casi all’anno)
non è nota con precisione. Comunque, si stima che la sua incidenza vari
tra i 2 e i 6 nuovi casi per centomila abitanti
Nei paesi industrializzati la prevalenza
della valvulopatia reumatica, un tempo il substrato più comune
dell’endocardite, si è costantemente ridotta; nel contempo è aumentato
il numero di bambini affetti da cardiopatia congenita
sopravvissuti ad intervento chirurgico. Inoltre, è aumentato il numero
che fanno uso illecito di stupefacenti per via endovenosa. La
cardiochirurgia e, soprattutto, gli interventi di sostituzione valvolare
hanno creato una nuova popolazione a rischio di endocardite infettiva.
Quindi i soggetti più suscettibili all’endocardite sono i portatori di
valvole cardiache protesiche, i portatori di malformazione delle valvole
(p.es. portatori di prolasso mitralico).
Quali
sono i batteri responsabili?
I microrganismi responsabili in grado di
provocare l’endocardite infettiva è straordinariamente ampia; tuttavia
la stragrande maggioranza dei casi di endocardite è causata da un numero
ristretto di specie. Fra i diversi gruppi di microrganismi gli
streptococchi sono responsabili del maggior numero di eventi di
endocardite. Nella maggioranza dei casi si tratta di streptococchi
alfa emolitici o viridans. Nella flora orofaringea e
gastrointestinale gli streptococchi viridans sono ubiquitari. Essi sono
patogeni a bassa virulenza e raramente da soli sono in grado di
provocare una infezione. Perciò la forte associazione tra
streptoccocchi ed endocardite è determinata più dalla frequenza
dell’ingresso di questi germi nel torrente circolatorio e dalla loro
capacità di aderire all’endocardio che alla loro virulenza. Un altro
agente patogeno frequente è lo stafiloccocco aureus. Altri gruppi
di agenti patogeno sono relativamente rari: Enterococchi, Klebisiella,
Brucella, Neisserie, funghi.
Come
avviene l’infezione?
Due fattori sono necessari affinché compaia
l’ endocardite infettiva. Il primo è rappresentato dall’impianto dei
microrganismi alla superficie endocardica. Il secondo dipende dalla
capacità dei microrganismi di attecchire e di moltiplicarsi in quella
sede, eludendo i meccanismi di difesa dell’ospite. La batteriemia
(presenza di batteri nel sangue) transitoria è un evento frequente e si
verifica come un trauma della cute o di superfici mucose normalmente
rivestite da una flora batterica endogena. Le sedi mucose che hanno una
densa flora microbica endogena comprendono le fessure gengivali,
l’orofaringe l’ileo terminale e il colon. La parte distale dell’uretra e
la vagina. La batteriemia può seguire procedure medico e/o chirurgiche
che traumatizzano la cute o le mucose. Casi di endocardite si verificano
dopo estrazione dentaria, tonsillectomia. E’ raro che tonsilliti possano
provocare un’endocardite data la scarsa possibilità che il batterio
responsabile possa penetrare nel sistema circolatorio.
Dove sono
situate più frequentemente le vegetazioni?
La localizzazione delle vegetazioni è
importante per capire e curare l’endocardite. Le vegetazioni sono, in
genere, situate a valle di anomalie anatomiche del cuore o dei grandi
vasi. Le vegetazioni dell’endocardite infettiva presentano una notevole
varietà di forma, da piccoli noduli verrucosi fino a grosse masse
polipoidi. Talora si possono formare degli ascessi costituendo una grave
complicazione dell’endocardite.
Quali
sono i sintomi dell’endocardite?
I sintomi dell’endocardite si manifestano
in modo insidioso e con notevole variabilità. Febbre, soprattutto non
spiegata, brividi, rigidità e sudorazione notturna sono manifestazione
di infezione sistemica. Tipicamente compare malessere generalizzato
accompagnato da anoressia, affaticamento ed astenia. Il calo ponderale
(diminuzione del peso corporeo) è frequente così come la cefalea (mal di
testa), mialgie (dolori muscolari). Sono manifestazioni di lesione
intravascolare i sintomi di scompenso cardiaco sinistro o destro,
lesioni neurologiche focali, il dolore toracico, ai fianchi, l’ematuria
(presenza di sangue nelle urine), o l’ischemia (diminuito apporto di
ossigeno) di un arto. In genere le manifestazioni perdurano, con
esacerbazioni intermittenti per circa 4-8 settimane prima che la
diagnosi venga formulata. In alternativa può svilupparsi insidiosamente
uno scompenso cardiaco o peggiorare uno scompenso pre-esistente. Sempre
pericolosi sono le manifestazioni neurologiche dovute alla presenza di
emboli settici nel sangue che raggiungono il sistema nervoso
determinando sintomi neurologici come la meningite, stati confusionali,
sintomi psichiatrici ed ictus.
Come si
fa la diagnosi di endocardite?
Diagnosticare con certezza la presenza di
endocardite infettiva può essere sorprendentemente difficile. Nella
pratica clinica la diagnosi è molto più frequentemente sospetta che
certa. Ciò accade perché i sintomi e i segni d’esordio possono variare
notevolmente o essere compatibili con altre possibili diagnosi. Utili
per la diagnosi l’ecocardiogramma, test sierologici e soprattutto
l’effettuazione di emoculture.
Qual è la
terapia dell’endocardite?
Se possibile per il trattamento
dell’endocardite dovrebbero essere usati antibiotici battericidi dopo
l’identificazione del germe responsabile, cosa non sempre possibile.
Quando l’agente patogeno è sconosciuto la scelta del trattamento
antibiotico dovrebbe dipendere dal carattere acuto del quadro clinico.
Per circa un terzo dei casi, il trattamento ottimale dell’endocaridte
richiede un intervento chirurgico; le indicazioni all’intervento sono
rappresentate dallo scompenso cardiaco refrattario, dall’ascesso
perivalvolare o la deiscenza della protesi valvolare.
Qual è la
prognosi?
L’endocardite è una delle poche malattie
infettive che, se non trattata, è di fatto sempre letale, Fattori
prognostici negativi sono lo scompenso cardiaco, l’interessamento
neurologico, l’insufficienza renale. Fattori prognostici positivi
comprendono la giovane età, la precocità della diagnosi e del
trattamento. Tuttavia la mortalità a breve e a lungo termine rimane
significativa per la presenza di qualsiasi patologia pre-esistente e per
il soprapporsi del danno provocato dall’endocaridte prima della
eradicazione.
Si può
fare qualcosa per prevenire l’infezione?
Dal momento che durante le procedure
odontoiatriche o chirurgiche di altro tipo sono possibili batteriemie,
spesso nei pazienti a rischio viene intrapresa un’antibiotico-profilassi
per cercare di prevenire l’endocarite batterica. In base ai dati
attuali, la profilassi non è necessaria nelle procedure odontoiatriche
minori che non interessano le gengive. Tuttavia quando si puliscono i
denti o si rimuove il tartaro le gengive sono sempre coinvolte nella
procedura e i pazienti a rischio dovrebbero essere sottoposti a
profilassi antibiotica. I soggetti maggiormente a rischio sono i
portatori di valvole cardiache proteiche e i portatori di malformazione
delle valvole (p.es. portatori di prolasso mitralico).