L'Elettrocardiogramma:
storia, significato ed applicazioni pratiche
Testo elaborato dal dott.Gian Marco Mosele – Cardiologo (03/2007)
L’Elettrocardiogramma (sigla: ECG) consiste
nella rilevazione e rappresentazione grafica su carta o monitor delle
correnti elettriche generate dal cuore durante la sua attività e
rilevate sulle superficie corporea mediante elettrodi posti in punti ben
precisi del torace e degli arti. La rappresentazione grafica corrisponde
ai vari momenti dell’attività cardiaca ed avviene mediante un
apparecchio chiamato elettrocardiografo.
La possibilità che abbiamo attualmente di
eseguire l’ECG deriva da una serie di intuizioni e scoperte che iniziano
nel diciottesimo secolo e si concludono nel 1901 con la realizzazione
del primo elettrocardiografo.
L’italiano Luigi Galvani (1737-1798) con i
suoi famosi esperimenti, che utilizzavano muscoli di rana, scoprì la
bioelettricità dei tessuti neuromuscolari. Il francese Du Bois-Reymond
(1818-1896) intuisce che quando un tessuto vivente eccitabile è
stimolato avviene un cambiamento della sua carica elettrica e che si
genera pertanto una differenza di carica (“potenziale elettrico”) tra la
zona eccitata (positiva) e la zona a riposo (negativa): tra la cellula
attivata ed una a riposo si determina la differenza di potenziale che
genera il flusso di corrente. Gabriel Lippman (1815-1921) introduce uno
strumento detto “elettrometro capillare” per misurare la differenza di
potenziale elettrico. Augustus Waller (1856-1922) ha l’intuizione di
registrare dalla cute i potenziali elettrici prodotti dal cuore durante
la sua attività, partendo dal presupposto che il cuore è circondato da
tessuti conduttori di corrente
elettrica. Egli utilizza degli speciali
“elettrodi” per collegare la cute all’elettrometro di Lippman ottenendo
così una rudimentale registrazione dell’attività elettrica cardiaca
rappresentata come deflessione della linea di registrazione. Questi
segnali erano tuttavia difficili da registrare ed interpretare.
L’olandese Willelm Einthoven (1860-1927) sostituisce, per
registrare la differenza di potenziale, il capillare di Lippman con un
galvanometro a corda che all’epoca era utilizzato per costruire
strumenti telegrafici e realizza così, nel 1901, il primo
elettrocardiografo in grado di tradurre su carta l’attività elettrica
del cuore in tutte le sue fasi (figura 1). Le prime registrazioni
dell’ECG erano molto rudimentali e gli elettrocardiografi molto
ingombranti (figura 2); Einthoven riusciva tuttavia ad eseguire nel suo
laboratorio registrazioni dell’ECG di pazienti ricoverati in un ospedale
distante due chilometri collegando il suo elettrocardiografo agli
elettrodi applicati alla cute del paziente mediante fili lunghi quanto
la distanza dallo studio all’ospedale. La tecnologia in questo campo ha
compiuto passi molto importanti che hanno consentito di ridurre di molto
le dimensioni degli elettrocardiografi rendendoli piccoli e leggeri
(figura 3) e pertanto facilmente trasportabili anche all’interno di una
borsa; è attualmente possibile, inoltre, trasmettere ad una stazione
ricevente situata all’interno dell’ospedale l’elettrocardiogramma
registrato, ad esempio, al domicilio del paziente o a bordo di
un’ambulanza.
Come abbiamo detto in precedenza, L’ECG
rappresenta graficamente l’attività elettrica del cuore durante la
contrazione ed il rilasciamento (sistole e diastole) degli atri e dei
ventricoli. Vediamo quindi rappresentate su una carta millimetrata tre
onde positive (dirette cioè superiormente rispetto alla linea di base) e
dette P, R e T e due onde negative (dirette inferiormente) dette Q ed S;
talora è possibile apprezzare, dopo l’onda T, un’altra onda detta U. Tra
le varie onde è inoltre possibile misurare alcuni intervalli che sono
detti PQ, QRS, QT ed il segmento
ST (figura 4). L’onda P rappresenta lo
stato di attivazione degli atri, il tratto PQ misura il tempo che
intercorre dall’inizio della attivazione degli atri all’inizio della
attivazione dei ventricoli, il complesso QRS è la manifestazione della
fase di attività (eccitazione) dei ventricoli, il tratto ST rappresenta
l’intervallo fra il termine del complesso QRS e l’inizio dell’onda T,
l’onda T è la manifestazione della fase di “ripolarizzazione” dei
ventricoli ovvero il momento in cui i ventricoli hanno esaurito la loro
fase di attivazione e si preparano ad una nuova contrazione,
l’intervallo QT misura la durata complessiva della delle fasi di
eccitazione e di ripolarizzazione dei ventricoli, l’onda U fa parte del
processo di ripolarizzazione dei ventricoli ma non sempre è
visualizzabile nell’ECG.
Per eseguire un ECG si applicano alla cute
dieci elettrodi (piccole placche adesive in grado catturare le
variazioni di carica elettrica corrispondenti alle varie fasi
dell’attività cardiaca) che vengono posti a livello del torace (sei) e
degli arti (uno per ciascun braccio ed uno per ciascuna gamba). In
questo modo è come se il cuore venisse osservato da vari punti di
osservazione diversi tra loro. Questi diversi punti di osservazione
vengono definiti come “derivazioni” (nell’ECG standard sono 12) e ci
consentono di valutare simultaneamente l’attività elettrica delle varie
zone del cuore e questo spiega il perché nell’ECG standard le varie onde
(P, QRS e T) possano avere un orientamento diverso a seconda della
derivazione da cui si osserva in quel momento l’attività cardiaca
(figura 5).
L’ECG a riposo (basale), che viene
eseguito a paziente supino, è un esame di semplice esecuzione, breve
durata (in genere bastano meno di cinque minuti), privo di rischi,
indolore e, grazie alla tecnologia che ha reso l’elettrocardiografo di
piccole dimensioni e portatile, eseguibile ovunque. L’ECG basale ci
fornisce informazioni sullo stato del cuore al momento della
registrazione e per questo non sempre è sufficiente a facilitare la
diagnosi di alcune condizioni o di alcuni sintomi che possono non essere
presenti al momento dell’esecuzione dell’esame. E’ per questo motivo
che, per escludere la possibilità che l’ECG venga eseguito in un momento
di assenza del sintomo che ha portato all’esecuzione dell’esame, con il
rischio di ritenere erroneamente negativo un esame pur in presenza di
una situazione di malattia, è entrato nella pratica comune l’esecuzione
dell’ECG dinamico Holter.
L’ECG dinamico Holter consiste nella
registrazione continua per 24 ore, con un apparecchio di piccole
dimensioni collegato al paziente mediante tre elettrodi, dell’
elettrocardiogramma.
Il paziente, durante la registrazione,
svolge regolarmente le sue abituali attività ed annota, su un apposito
diario, le attività svolte.
La registrazione dell’ECG viene analizzata,
dopo che l’apparecchio è stato tolto al paziente, tramite un apposito
lettore dotato di monitor che consente di analizzare istante dopo
istante l’ECG delle 24 ore e di correlare eventuali sintomi o
osservazioni segnalati dal paziente nel diario, ad una determinata ora
del giorno o della notte, al tracciato elettrocardiografico per
evidenziare se in concomitanza dei sintomi vi siano o meno modificazioni
dell’ECG ed, in caso positivo, di diagnosticare in base alla
modificazioni dell’ECG le differenti problematiche cardiache.
L’ECG Holter viene consigliato quando il
paziente lamenta cardiopalmo, quando si siano verificati episodi di
vertigine o di perdita di conoscenza, in alcuni casi di dolore toracico.
L’ECG riveste, tra le indagini cliniche,
una grande importanza nel fornire molte informazioni sullo stato di
salute del nostro cuore ed in modo particolare nella diagnosi della
cardiopatia ischemica nelle sue varie forme (infarto miocardico acuto o
pregresso, angina pectoris), delle aritmie, dei disturbi della
conduzione, del muscolo cardiaco e del pericardio, o delle malattie
delle valvole cardiache, dell’ipertensione arteriosa, dell’eccessivo
accumulo nel sangue di alcune sostanze o farmaci. Un ECG può mostrare i
segni di un infarto (necrosi miocardia) avvenuto in un passato più o
meno recente o, se eseguito in corso di dolore toracico, evidenziare le
alterazioni tipiche dell’ischemia miocardica (alterazioni del tratto ST)
che consentono di porre la diagnosi di infarto miocardico acuto o di
angina, oppure di orientare la diagnosi verso una causa non cardiaca del
dolore.
L’ECG ci consente inoltre di identificare
la presenza di alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie). Talora non
osserveremo più una sequenza di eventi elettrici (onde P e/o complessi
QRS) costante e regolare ma potranno comparire degli eventi anticipati
(extrasistoli) isolati o in sequenza più o meno rapida o complessa.
Talora L’ECG ci consentirà di evidenziare rallentamenti o interruzioni
dello stimolo elettrico lungo le vie (tessuto di conduzione) che
consentono la propagazione dello stimolo dagli atri ai ventricoli e nei
ventricoli: in questo caso si potrà assistere a: - allungamento del
tempo di conduzione dello stimolo dall’atrio al ventricolo (allungamento
dell’intervallo PR), - alterazioni del complesso QRS per interruzione
delle vie di conduzione (blocco di branca) all’interno dei ventricoli, -
interruzione completa incostante o costante della conduzione dello
stimolo dall’atrio al ventricolo (blocco atrio-ventricolare) per cui non
osserveremo più una sequenza regolare di onda P seguita da complesso QRS.
Alcune di queste ultime situazioni che
riguardano le aritmie possono essere alla base di episodi di vertigine o
perdita di coscienza e possono talora risultare pericolose per la stessa
vita. E’ pertanto comprensibile che, come è stato accennato in
precedenza, un esame come l’ECG Holter possa spesso risultare più
facilmente in grado di cogliere il momento in cui si verifica l’aritmia
rispetto ad un ECG a riposo della durata di pochi secondi e come l’ECG
possa fornirci indicazioni importantissime per iniziare una terapia con
farmaci per ridurre le aritmie (antiaritmici) o per mettere in evidenza
condizioni che richiedano l’impianto di un pacemaker per evitare che il
cuore batta troppo lentamente o si arresti.
Sicuramente Galvani non poteva pensare che
i suoi studi sulla bioelettricità dei tessuti neuromuscolari avrebbero
portato allo sviluppo dell’elettrocardiografo e dell’ECG e che, nel
ventunesimo secolo, l’interpretazione di una sequenza di onde graficate
su carta millimetrata sia ancora in grado, nonostante gli enormi
progressi compiuti dalla tecnologia nell’ambito della medicina, di
fornire al cardiologo così importanti e numerose informazioni sullo
stato del cuore del suo paziente.