Posso bere
il Caffè?
Testo elaborato dal Prof. Sabini Scardi* (04/2007)
Il
caffè, insieme con il te, è la bevanda maggiormente diffusa nel mondo e
noi italiani siamo consumatori abituali.
La composizione del
caffè è complessa (contiene più di 2000 sostanze differenti, alcune non
ancora note) e varia in funzione della sua varietà, del metodo di
coltivazione, grado di maturità, condizioni di stoccaggio, processi
tecnologici e modalità di preparazione. Pertanto è necessario valutare
con prudenza gli effetti del caffé sul metabolismo. Già nella Bibbia si
parla del caffè, come una bevanda piena di leggenda e di storia, ma è a
partire dal XI secolo che si descrissero i suoi effetti sull’apparato
digerente
Per valutare gli effetti
del caffè sull’uomo è necessario tener presente la dose utilizzata, la
durata del suo consumo, il metabolismo individuale e le modalità di
preparazione (bollito, filtrato, non filtrato ecc.). Ad esempio una
tazza di 150 cc di caffè contiene in media 95-125 mg di caffeina, il
caffè bollito ne contiene 100-150 mg per tazza, mentre quello preparato
con la “napoletana” ne contiene 60-130 mg, quello espresso 60-120 mg,
l’istantaneo 40-110 mg e il decaffeinato solo 2-5 mg.
La caffeina fra tutte le
sostanze presenti nel caffé è quella più nota.
La leggenda racconta che
la caffeina fu utilizzata per la prima volta da un religioso musulmano.
La caffeina è la
sostanza (detta alcaloide) che induce i maggiori effetti ed è
responsabile per il 10% del gusto amaro della bevanda. La sua velocità
di assorbimento e di eliminazione oscilla individualmente da 4 a 12 ore.
E’ stato osservato che
con il tempo di stabilisce un’assuefazione alla sostanza perciò gli
effetti si attutiscono poco a poco nel tempo fino a scomparire.
Numerosi sono stati gli
studi condotti sulla caffeina e sul caffè in generale. Il caffè aumenta
il metabolismo energetico mentre grandi quantità negli obesi e nei
diabetici possono favorire l’aumento della glicemia, inoltre il consumo
di caffè bollito, ma non filtrato può aumentare il livello del
colesterolo nel sangue. Questa bevanda aumenta la vigilanza e riduce
negli sportivi la sensazione della fatica. Non ha invece alcun effetto
sulla fertilità e sulla comparsa di tumori. Qualche soggetto è
intollerante a livello gastrico ed intestinale su base individuale. In
alcuni ritarda l’addormentamento e può rendere il sonno più leggero.
Quali sono i suoi effetti sull’apparato
cardiovascolare?
Una moderata dose di
caffè non provoca incrementi della pressione arteriosa, qualche soggetto
avverte tachicardia (aumento del battito cardiaco) in particolare se
assume il caffé dopo cena, altri infine riferiscono la comparsa di
extrasistolia sporadica.
Per molti anni nella
letteratura scientifica internazionale é stato discusso il rapporto fra
caffè e rischio di infarto del miocardio con risultati controversi per
il fatto che queste ricerche sono state condizionate da numerosi fattori
che possono alterare i risultati: numero, età e sesso dei soggetti
studiati, presenza o assenza di altri fattori di rischio coronarico,
tipo e quantità di caffè assunti.
Alcuni studi condotti in
soggetti con malattie coronariche hanno dimostrato che tre tazze di
caffè al giorno non hanno alcun effetto nocivo sulla circolazione
coronarica e sul funzionamento del cuore, anche se è stato dimostrato
che un eccessivo consumo di caffè può bloccare i recettori cardiaci
dell’adenosina sostanza che protegge il cuore dall’ischemia.
Per tranquillizzare i
soggetti sani è apparsa molto recentemente sulla più importante rivista
mondiale di cardiologia una ricerca dell’Università di Harvard (Stati
Uniti) sul rischio di sviluppare una malattia coronaria in uomini e
donne consumatori di caffè seguiti per un lungo periodo di tempo (20
anni). Non è stato osservato alcun aumento di coronaropatia per i
bevitori di 6 o più tazze di caffé americano. Inoltre l’assunzione di
caffé in questi soggetti non ha causato importanti modificazioni del
livello dei lipidi (grassi) plasmatici.
Infine per quanto
riguarda il rapporto fra caffé e sviluppo di diabete mellito la presenza
nella bevanda di potassio, niacina, magnesio e di antiossidanti dovrebbe
condizionare un basso rischio di sviluppo di diabete mellito.
Conclusioni
Nella vita quotidiana,
così come in medicina, è indispensabile tener conto del proverbio latino
“buon senso nelle cose”. Il caffè è una miscela di tante sostanze che
può avere un effetto favorevole sul nostro organismo se consumato con
moderazione senza dimenticare che gli eccessi non sono mai favorevoli
per il mantenimento di un buono stato di salute. Una media di 2-3 tazze
di caffè al giorno (in particolare se ben preparato e filtrato) è
usualmente ben tollerata tenendo conto però delle caratteristiche
individuali di ciascuno.
Un solo consiglio:
evitare di fumare dopo il caffè, è un’abitudine che nuoce non solo al
cuore ma anche ai polmoni.
* Prof. Sabino Scardi,
Primario Emerito di Cardiologia, Trieste