Cos'è la Terapia Anticoagulante?
Testo elaborato dal dott.Stefano Baracchi* (02/2007)
1. Cosa sono i farmaci anticoagulanti
orali?
Il Warfarin (Coumadin 5
mg) e l’Acenocumarolo (Sintrom 1 o 4 mg) sono farmaci che ostacolano la
coagulazione del sangue agendo contro la vitamina K. Quest’ultima
infatti è necessaria alla formazione (che avviene nel fegato) di
importanti fattori della coagulazione.
2. Quando si usa la terapia
anticoagulante orale?
La terapia
anticoagulante orale con Coumadin o Sintrom viene usata per ridurre il
rischio di formazione di coaguli all’interno della circolazione (i
coaguli vengono chiamati trombi, e la loro formazione si dice trombosi).
Questo rischio
diventa importante quando vi è un rallentamento della circolazione, cosa
che accade nell’atrio sinistro del cuore quando c’è la fibrillazione
atriale, oppure nelle vene delle gambe quando si sta a lungo immobili o
a letto.
In particolare si
utilizzano gli anticoagulanti orali se si prevede di dover proseguire la
cura per un tempo prolungato, mentre per tempi di alcuni giorni si usano
le punture di eparina sotto la pelle della pancia.
3. Cosa si rischia se si verifica una
trombosi
Una trombosi nell’atrio
sinistro, come può verificarsi in caso di fibrillazione atriale, può
provocare il distacco di una parte o di tutto il trombo e questo può
andare a finire a diversi livelli: se va nelle coronarie può causare un
infarto miocardico, se va alle arterie del cervello può dare un attacco
ischemico transitorio (se il trombo è piccolo) oppure un ictus cerebrale
con emiparesi e altre importanti conseguenze. Se va alle arterie
periferiche può causare ischemia di un arto fino alla gangrena, se va
alle arterie dell’intestino può causare un infarto mesenterico,
condizione di estrema gravità.
E’ quindi chiaro quanto
grave sia il rischio che si corre in questi casi, sia per le possibili
conseguenze che per la vita stessa.
4. Come si decide la dose giusta di
farmaco anticoagulante ?
Purtroppo la dose giusta
di farmaco varia da persona a persona: in genere è più alta se il fegato
funziona bene, è più bassa se funziona meno.
Si comincia con una
dose che si ritiene essere circa doppia di quella che si userà poi: ad
esempio 2 compresse di Coumadin da 5 mg il primo giorno, poi si riduce
un po’, ad esempio 1 e ½ per altri due giorni, dopodichè si controlla
con l’esame del sangue.
L’esame di controllo è
il “tempo di protrombina”: si misura il tempo che impiega a formarsi il
coagulo quando il sangue è messo a contatto con apposite sostanze. La
risposta viene di regola espressa come INR (c’è anche l’attività
di protrombina, ma per evitare di fare confusione, conviene far
riferimento al solo INR).
L’INR giusto, in caso
di fibrillazione atriale o di prevenzione delle trombosi venose, è
compreso tra 2 e 3. In caso di protesi valvolare meccanica l’INR
giusto è più alto, tra 2,5 e 3,5.
Le valvole biologiche
(di maiale) hanno bisogno di un INR più basso, tra 2 e 3 e la tendenza
attuale è anzi quella di usare l’anticoagulante orale solo per un breve
periodo subito successivo all’intervento.
5. Come si regola la dose di farmaco ?
Se l’INR è più basso
di quanto deve essere bisogna aumentare la dose dell’anticoagulante, se
l’INR è invece più alto si deve ridurre la dose. Se l’INR è giusto si
mantiene la dose in atto.
Questo vale però
soltanto quando si è superata la fase iniziale che è più difficile da
gestire.
In genere la decisione
sulla dose da assumere, sulla base del risultato dell’INR, viene
assegnata al medico, ma vi sono degli studi in cui la gestione da parte
del paziente può essere anche migliore.
Ci sono anche dei
programmi computerizzati che consigliano la dose da assumere.
In ogni caso, per
decidere, bisogna conoscere quanto farmaco si è preso nei giorni
precedenti il controllo e il valore dell’INR trovato. Gli aggiustamenti
necessari possono essere anche piuttosto fini, soprattutto per chi ha
bisogno di dosaggi bassi di farmaco: sono costoro che rischiano
maggiormente di uscire dai livelli giusti di INR.
6. In quali casi può succedere di avere
delle sorprese al controllo dell’INR?
Innanzi tutto è
importante assumere il farmaco a stomaco vuoto, lontano dai pasti. In
questo modo l’assorbimento è più regolare e ci sono meno alti e bassi
nell’effetto.
Altra cosa importante è
fare attenzione al fatto che si comincia ad assumere un nuovo farmaco o
che se lo si sospende. Questo può cambiare l’effetto
dell’anticoagulante.
Altra cosa importante è
l’alimentazione: i cibi ricchi di vitamina K ostacolano l’effetto
dell’anticoagulante.
Se succede di cambiare
la cura farmacologica o di cambiare la propria alimentazione sarà bene
anticipare il controllo dell’INR per non trovarsi con valori decisamente
sballati.
7. Come fare attenzione
all’alimentazione?
I cibi che contengono
molta vitamina K (che come abbiamo detto ostacola l’effetto del farmaco
anticoagulante) sono: l’insalata, gli spinaci, il radicchio, il
pomodoro, i finocchi. Per quanto possibile questi cibi vanno evitati,
però è anche possibile consumarne una quantità modesta tutti i giorni,
senza alti e bassi. Il finocchio cotto, l’indivia, i peperoni, le
melanzane, i funghi hanno invece un effetto modesto e possono essere
consumati. Anche il pomodoro cotto perde buona parte della vitamina K e
può essere consumato.
Anche il fegato è un
alimento ricco di vitamina K: meglio mangiare altri tipi di carne.
Da evitare anche i
cereali integrali (pasta, riso, crusca, polenta), mentre pasta, riso e
pane tradizionali non creano problemi.
8. E i farmaci ?
Una delle cause più
comuni degli sbalzi dell’INR è l’assunzione di nuovi farmaci, o la loro
sospensione. Quando si inizia una nuova cura è necessario far sapere al
medico che si sta assumendo il farmaco anticoagulante, in modo che si
regoli.
Aumentano
l’effetto dell’anticoagulante: alcuni antibiotici, l’amiodarone
(Cordarone), gli antidiabetici orali, alcuni farmaci per il colesterolo,
come atorvastatina, simvastatina, alcuni antiacidi come l’omeprazolo, lo
Zyloric contro l’acido urico.
Riducono
l’effetto anticoagulante: gli estrogeni (contraccettivi orali) i
barbiturici, la ciclosporina. Non hanno un effetto di rilievo:
Amoxicillina, acido pipemidico, norfloxacina tra gli antibiotici,
pravastatina , rosuvamicina, fluvastatina (verificare) tra gli
anticolesterolemici, il paracetamolo tra gli antidolorifici. L’aspirina,
la ticlopidina, il clopidogrel, gli antinfiammatori non steroidei
aumentano il rischio di sanguinamento in caso di concomitante terapia
anticoagulante.
9. Cosa fare se l’INR è molto alterato?
Se è più basso del
dovuto si aumenterà il dosaggio, come già detto. E’ importante che il
valore basso non rimanga così a lungo perchè ciò causa un rischio
consistente di formazione di trombosi.
Se l’INR è più alto del
dovuto, ma comunque inferiore a 5 e non vi è sanguinamento basta saltare
1 o 2 giorni (dipende dalla dose che si sta prendendo) e poi riprendere
con una dose più bassa.
Se l’INR è tra 5 e 9 e
non c’è sanguinamento è il caso di sentire il medico: può essere
sufficiente sospendere per 2-3 giorni oppure assumere 1-2,5 mg di
vitamina K per accelerare il rientro nei valori desiderati.
Se l’INR è maggiore di 9
e non c’è sanguinamento sarà opportuno assumere da 3 a 5 mg di vitamina
K e ricontrollare l’INR dopo 2-3 giorni.
Per valori molto alti
(sopra 20 o non coagulabile) bisogna somministrare la vitamina K per via
endovenosa. Anche la comparsa di sanguinamento di una certa importanza
richiede interventi che si possono eseguire solo in ambiente
ospedaliero. C’è anche la possibilità, sempre in ospedale, di
somministrare concentrati di protrombina che annullano più rapidamente
l’effetto del farmaco.
10. E in caso di intervento di piccola
chirurgia o di intervento chirurgico più importante?
Se l’intervento è
piccolo e il sanguinamento si può controllare con la compressione
locale, eventualmente aiutandosi con un emostatico (come in caso di
estrazione di un dente o di chirurgia della pelle) allora non è il caso
di interrompere la terapia anticoagulante, soprattutto se il rischio di
trombosi è elevato (ad esempio nei portatori di valvole meccaniche, in
chi ha avuto un recente episodio di trombosi o nella fibrillazione
atriale dei soggetti con stenosi valvolare mitralica).
Se l’intervento è più
importante e l’eventuale emorragia non è facile da dominare si usa
interrompere la terapia anticoagulante da 3 a 5 giorni prima,
sostituirla con le iniezioni sottocutanee di eparina opportunamente
dosata (due iniezioni al giorno in caso di elevato rischio trombotico,
una sola se il rischio trombotico è più basso). L’anticoagulante va
ripreso o il giorno stesso o il giorno seguente a quello
dell’intervento, cominciando con una dose doppia, poi 1 e ½, poi la dose
consueta e mantenendo l’eparina fino a 2 giorni dopo che si è ritornati
con l’INR nel range giusto.
* U.O. complessa di Cardiologia - Venezia